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Adriano
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mwcwCesare Traiano Adriano Augusto, nato Publio Elio Adriano (in latino Caesar Traianus Hadrianus Augustus; Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10 luglio 138), è stato un imperatore romano, il terzo della dinastia degli imperatori adottivi; regnò dal 117 fino alla sua morte.
Successore di mwdgTraiano, fu uno dei cinque "buoni imperatori" secondo lo storico mwdwEdward Gibbon. Colto e appassionato ammiratore della cultura greca, viaggiò per tutto l'impero e valorizzò le province, stando anche attento a migliorare le condizioni dei militari. In mweaBritannia fece costruire un lungo muro fortificato, il mweqVallo omonimo. Inaugurò una nuova strategia militare per l'impero: all'espansione e alla conquista preferì il consolidamento dei confini e la loro difesa. Delle conquiste del predecessore mantenne intatta solamente l'mwegArabia mentre cedette mwewMesopotamia, mwfaArmenia che fece tornare al precedente stato di mwfqregno cliente "diviso" con l'mwfgImpero partico, e mwfwAssiria; inoltre, rese mwgaclienti anche alcuni territori provinciali della mwgqDacia nonché il Regno di mwggOsroene. Il suo governo fu caratterizzato da mwgwtolleranza, efficienza e splendore delle mwhaarti e della mwhqfilosofia. Grazie alle ricchezze provenienti dalle province, Adriano ordinò l'edificazione di molti edifici pubblici in Italia e nelle suddette, come terme, teatri, anfiteatri, strade e porti. Nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. L'imperatore lasciò un segno indelebile anche a Roma, con l'edificazione del Mausoleo, la mwhgMole Adriana, e con la ricostruzione del mwhwPantheon distrutto da un incendio.
Contents
• Note
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Biografia
«Era ad un tempo serio e gioviale, affabile e contegnoso, sfrenato e controllato, avaro e generoso, schietto e simulatore, crudele e mite, e sempre in ogni cosa mutevole.»
(Historia Augustacite-ref-2[2])
Origini familiari
Sulla nascita di Adriano le fonti non concordano: alcune (come mwkgElio Sparziano) sostengono che nacque a mwkwRoma, dove il padre stava svolgendo importanti funzioni pubbliche; ma la maggior parte degli autori afferma che Adriano nacque a mwlaItalica, a mwlq7 km da Siviglia, in mwlgHispania Baetica, municipio fondato da italici ai tempi di mwlwPublio Cornelio Scipione l'Africano. La sua famiglia era originaria della città di mwmaHatria, l'attuale mwmqAtri. Il padre, mwmgPublio Elio Adriano Afro, era imparentato con mwmwTraiano. La madre, mwnaDomizia Paolina, era originaria di mwnqCadice. Adriano aveva una sorella maggiore (mwngElia Domizia Paolina), una nipote (Giulia Serviana Paolina) e un pronipote (Gneo Pedanio Fusco Salinatore). I suoi genitori morirono nell'mwnw85/mwoa86, quando Adriano aveva solo nove anni. Grazie al mwoqCorpus Inscriptionum Latinarum, sappiamo che Adriano ebbe una nutrice di nome Germana, una schiava di origini germaniche successivamente liberata che sopravvisse arrivando a morire a ottant'annicite-ref-3[3].
Giovinezza
Traiano, che non aveva avuto figli, divenne di fatto il mwqatutore del giovane dopo la morte dei suoi genitori. Anche la moglie di Traiano, mwqqPlotina, lo aiutò notevolmente nel mwqgmwqwcursus honorum, trattandolo come proprio figlio. Inoltre sembra sia stata lei a spingerlo a sposare mwraVibia Sabina, anche lei parente di Traiano. Il mwrqmatrimonio avvicinò ulteriormente il futuro imperatore alle stanze del potere, grazie anche agli ottimi rapporti intrattenuti con la suocera mwrgMatidia. Per il resto il matrimonio fu un fallimento. Dopo che l'imperatore mwrwNerva ebbe nominato Traiano suo successore, presentandolo in mwsaSenato nel mwsq97, la carriera di Adriano fu notevolmente agevolata.
Cariche ottenute
Le cariche accumulate nel mwtacursus honorum del futuro imperatore furono numerosissime. Quando Nerva morì nel 98, Adriano si precipitò a informare personalmente Traiano. Fu anche mwtqarconte ad mwtgAtene per un breve periodo, e fu eletto ufficialmente come cittadino ateniesecite-ref-4[4]. La sua carriera completa prima di diventare imperatore fu la seguente:
• mwvqdecemviro stlitibus iudicandis
• seviro mwvwturmae equitum Romanorum
• mwwqpraefectus Urbi feriarum Latinarum causa
• tribunus militum con la mwxwLegio V Macedonica nel 96, in mwyaMesia inferiore
• tribunus militum con la mwygLegio XXII Primigenia nel 97, in mwywGermania superiore
• mwzqquestore (nel 101)
• ab Actis senatus
• mwaatribunus plebis (nel 105)
• mwagpretore (nel 106)
• mwcaLegatus Augusti pro praetore della provincia romana della mwcqPannonia inferiore (107)
• mwcwconsole suffectus (108)
• mwdqseptemviro epulonum (prima del 112)
• mwdwSodales Augustales (prima del 112)
Ascesa al trono
Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai mwhgadottatomwhw ufficialmente, tramite la presentazione in Senato. Su questo punto l'mwiamwiqHistoria Augusta riporta diverse teorie, una delle quali fa discendere il suo avvento al potere da una presunta nomina di mwigTraiano morente, molto probabilmente una messinscena organizzata da mwiwPlotina, che avrebbe orchestrato abilmente l'operazione, d'accordo con il prefetto del pretorio mwjaPublio Acilio Attiano. La questione, in realtà, appare assai più complessa. Pare difficile che Adriano possa aver preso il ruolo di successore di mwjqTraiano per sola intercessione di mwjgPlotina e di alcuni suoi collaboratori. Alcuni conii monetali attesterebbero il titolo di mwjwCaesar per Adriano già in un periodo compreso tra il mwka114 e il mwkq117.
Sulla scia di tali dati l'adozione di Adriano apparirebbe meno offuscata da dubbi e una deliberata volontà di mwkwTraiano. Adriano, salito al trono, allontanò dai luoghi di potere gran parte del seguito e dell'amministrazione di Traiano, non senza ricorrere a metodi brutali (come nella repressione della mwlacongiura dei consolari), compresi i vertici militaricite-ref-6[6]. In ogni caso la ratifica da parte dell'esercito, che acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione.
Principato (117-138)
Il Senato ricevuto un messaggio dal neoeletto, nel quale egli riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito, si allineò a sua volta. Sia i militari sia i senatori trassero notevoli benefici dalla loro acquiescenza: i primi ricevettero il tradizionale donativo in misura più cospicua che in passato e anche i membri del Senato ebbero dei vantaggi. La fulmineità dell'ascesa al potere, accompagnata dall'eliminazione fisica dei principali potenziali dissidenti o concorrenti, portò a un insediamento rapido, seguito da un continuo rafforzamento che durò per tutto il ventennio in cui Adriano rimase al potere. L'opposizione al mwraneo princeps era costituita da generali che, come lo stesso Adriano, avevano seguito Traiano nelle più importanti battaglie di ampliamento territoriale: tra questi Quieto, la cui morte provocò sommosse di ribellione in Mauretania. Adriano fu uno degli imperatori morti per cause naturali e non assassinati in una congiura. Anche la designazione del successore e il suo insediamento, dopo la morte di Adriano, non furono ostacolati.
Politica interna
Tolleranza
Un caposaldo della politica adrianea fu l'idea di ampliare, quando possibile, i livelli di tolleranza. Si fece promotore di una riforma legislativa per alleggerire la posizione degli mwugschiavi, i quali si trovavano in situazioni disumane allorché si verificasse un crimine ai danni del mwuwdominus. Anche nei confronti dei cristiani mostrò maggiore tolleranza dei suoi predecessori. Ne rimane testimonianza, intorno all'anno mwva122, in un mwvqrescritto indirizzato a Gaio Minucio Fundano, mwvgproconsole della mwvwprovincia d'Asia. In esso l'imperatore, a cui era stato richiesto come comportarsi nei confronti dei cristiani e delle accuse a loro rivolte, rispose di procedere nei loro confronti solo in ordine a notizie circostanziate emergenti da un procedimento giudiziario e non sulla base di accuse generiche.
Riforma dell'editto pretorio
Un'altra riforma operata da Adriano fu quella dell'mwwgeditto pretorio. Questo strumento normativo consisteva in un'esposizione di principi giuridici generali, che il magistrato enunciava al momento dell'insediamento. Con l'andar del tempo, questi principi costituirono un nucleo di norme consolidato (mwwwedictum vetus o mwxatralaticium), al quale ogni pretore aggiungeva le fattispecie che intendeva tutelare. Tecnicamente la finalità dell'editto era quella di concedere tutela processuale anche a rapporti non previsti dallo mwxqmwxgius civile. Con la riforma adrianea, che l'imperatore affidò al mwxwgiurista romano mwyaSalvio Giuliano negli anni dal mwyq130 al mwyg134, l'editto venne codificato, fu approvato da un mwywsenatoconsulto e divenne perpetuo (mwzaedictum perpetuum).
Sempre in campo giuridico, Adriano pose fine al sistema ideato da mwzgAugusto che, concedendo ad alcuni giuristi lo mwzwius respondendi ex auctoritate principis, aveva consentito che il diritto si espandesse progressivamente attraverso l'opera creatrice di alcuni esperti scelti dall'imperatore stesso. Adriano sostituì al gruppo di giuristi isolati dello schema augusteo un mw0aconsilium principis, che contribuì alla progressiva istituzionalizzazione di questa figura, togliendole l'indipendenza residuata.
Riforma della pubblica amministrazione
Nonostante avesse seguito personalmente più di una campagna militare (la più impegnativa quella dacica al seguito di mw0wTraiano), Adriano si dimostrò, oltre che esperto di cose militari, il che era prevedibile, anche un grande riformatore della pubblica amministrazione. Il suo intervento sulle strutture amministrative dell'impero fu profondo e radicale, dimostrando che era parte di un piano globale che l'imperatore andava applicando, a mano a mano, alla struttura dell'esercito, alla difesa dei confini, alla politica estera, alla politica economica. Adriano aveva una sua visione dell'impero e cercava di uniformare le singole parti al suo disegno.
In luogo dei mw1qliberti cesarei diede spazio e importanza a nuovi funzionari provenienti dalla classe dei cavalieri. Essi erano preposti alle varie branche amministrative suddivise per materie: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità generale e così via. Le carriere furono determinate, così come le retribuzioni, e la pubblica amministrazione divenne più stabile e meno soggetta ai cambiamenti connessi con l'avvicendarsi degli imperatori. Attento amministratore, Adriano pensò anche a tutelare nel migliore dei modi gli interessi dello Stato con l'istituzione dellmw1g'mw1wadvocatus fisci, cioè una sorta di mw2qavvocatura dello Stato che si occupasse di difendere in giudizio gli interessi delle finanze pubbliche (mw2gfiscus). Va considerato che in epoca tardo-imperiale l'originaria bipartizione tra mw2waerarium (la finanza pubblica di area senatoria) e mw3afiscus (la finanza pubblica di competenza del mw3qprinceps) era andata scomparendo per l'avvenuta unificazione delle due aree nelle mani dell'imperatore.
I viaggi e la visita di tutto l'Impero
Appena il suo potere fu sufficientemente consolidato, Adriano intraprese una serie di viaggi in tutto l'Impero (mw5wGallia, Germania, mw6aBritannia, Spagna, Mauritania), per rendersi conto di persona delle esigenze e prendere i provvedimenti necessari per rendere il sistema difensivo efficiente. Nel mw6q123 iniziò il lungo viaggio d'ispezione delle province orientali che lo impegnò per due anni. Nel mw6g128, ispezionò la provincia d'Africa. Nell'anno seguente si recò di nuovo in Oriente. La sua filosofia risulta evidente dai suoi atti: il ritiro da territori indifendibili, il controllo dei confini basato su difese stanziali, la politica degli accordi con gli mw6wStati cuscinetto che facevano da interposizione fra il territorio dell'impero e quello dei popoli confinanti. Durante il viaggio in Egitto nel mw7a130 d.C., Adriano si recò a visitare i mw7qColossi di Memnone. In età romana molti visitatori, richiamati da uno dei colossi di Memnone per il suo mw7gcanto al sorgere del sole, erano soliti a lasciare incise sulle gambe della statua le loro osservazioni e le loro dediche. Anche gli accompagnatori di Adriano e dell'imperatrice mw7wSabina fra il 20 e il 21 novembre del 130, lasciarono alcuni testi:
«quando in compagnia dell'imperatrice Sabina fui presso Memnone. Tu Memnone, che sei figlio dell'Aurora e del venerabile Titone e che sei assiso di fronte alla città di Zeus, o tu,
Amenoth
, re egizio, a quanto raccontano i sacerdoti esperti delle antiche leggende, ricevi il mio saluto e, cantando, accogli a tua volta favorevolmente la moglie venerabile dell'imperatore Adriano.»
In questi lunghi viaggi, nei quali praticamente percorse tutto l'impero, non si occupò solo di questioni legate alla difesa dei confini, ma anche di esigenze amministrative, edificazioni di edifici pubblici e, più in generale, di cercare di migliorare lo standard di vita delle province. Al contrario di altri imperatori, che governarono l'impero senza muoversi praticamente mai da Roma, Adriano scelse un metodo di conoscenza diretta, che poté attuare grazie al consolidamento della situazione interna: allontanarsi dalla sede del potere per periodi così prolungati presupponeva una certezza assoluta sulla tenuta del sistema. Un altro elemento era la curiosità propria del suo carattere e la propensione per i viaggi, che lo accompagnò tutta la vita.
Amò la cultura, l'architettura e la scultura greca. Soggiornò molte volte ad Atene e in tutta la Grecia, attratto da quel mondo pieno di meraviglie artistiche, e le popolazioni locali innalzarono in suo onore molte statue.
Politica estera
Adriano e le campagne militari
Il regno di Adriano fu caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari. La politica di disimpegno dalle conquiste che erano state condotte con pervicacia e successo da Traiano, inaugurata da Adriano (che aveva posto fine alla guerra partica a prezzo della perdita di Assiria, Mesopotamia e Armenia), suscitò non pochi malumori tra i vecchi vertici militari legati al precedente imperatore, che furono prontamente soffocati. Egli abbandonò le conquiste di mwaqcTraiano in mwaqgMesopotamia, considerandole indifendibili, a causa dell'immane sforzo logistico necessario per far giungere rifornimenti a quelle regioni e alla molto maggiore estensione del confine che sarebbe stato necessario difenderecite-ref-7[7]. La politica di Adriano fu tesa a tracciare confini controllabili a costi sostenibili. Le frontiere più turbolente furono rinforzate con opere di fortificazione permanenti, la più famosa delle quali è il possente mwaq0Vallo di Adriano in mwaq4Gran Bretagna. Qui Adriano, dopo aver terminato la conquista del Nord dell'isola, fece costruire una lunga fortificazione per arginare i popoli della mwaq8Caledonia. Anche la frontiera del mwaraDanubio fu rinforzata con strutture di varia natura.
Il problema delle strutture difensive era strettamente connesso col territorio e col tipo di difesa che si voleva instaurare. Infatti strutture particolarmente pesanti e durature, oltre a richiedere tempi di realizzazione e costi ingentissimi, mal si adattavano a mutamenti strategici nelle linee difensive. Se un territorio era particolarmente soggetto a incursioni in un determinato periodo, una struttura leggera, formata da fossati, terrapieni e palizzate, poteva fornire una discreta tenuta, dando alle truppe di stanza nelle fortificazioni il tempo di intervenire. Diverso era il caso di incursioni in profondità o di vere e proprie invasioni, che richiedevano strutture molto più resistenti, le quali però, una volta edificate, diventavano definitive e non seguivano le evoluzioni politiche e strategiche del territorio. Molte regioni passavano da situazioni di occupazione vera e propria allo stato di protettorati, i cosiddetti "Stati clienti", il che modificava notevolmente le necessità difensive.
Quando la politica del protettorato si consolidava, si mantenevano in loco le risorse strettamente necessarie, spostando le risorse liberate in zone più calde. Questo sistema, detto delle mwarmvexillationes, cioè di distaccamenti prelevati da una legione e comandati altrove, dette ottimi risultati conferendo un'elasticità di manovra notevole. Il sistema dei distaccamenti consentiva anche di non turbare gli equilibri regionali faticosamente raggiunti, perché non si spostava un'intera legione ma singoli reparti. Il che, con il consolidamento di una difesa sempre più stanziale e con i conseguenti legami che s'instauravano tra i legionari e gli abitanti locali, consentiva di mantenere il controllo del territorio, disponendo comunque di una massa di manovra da destinare a operazioni belliche ove fosse stato necessario.
Per mantenere alto il morale delle truppe e non lasciarle impigrire, Adriano stabilì intensi turni di addestramento, ispezionando personalmente le truppe nel corso dei suoi continui viaggi. Poiché non era incline, già dai tempi delle campagne daciche, a distinguersi per lussi particolari, si spostava a cavallo e condivideva in tutto la vita rude dei legionari. Di questa attività rimane memoria nelle cosiddette Iscrizioni di Lambesicite-ref-8[8], che vennero erette dopo una permanenza dell'imperatore nel mwar8castrum omonimo, sede della mwasaLegio III Augusta di stanza in mwaseNumidia. Nel documento viene descritta una serie di esercitazioni molto complesse che la legione svolse con successo nell'anno mwasi128, a dimostrazione della nuova dottrina difensiva di Adriano, che intendeva ottenere il massimo dell'efficienza militare anche in quadranti, come quello numidico, abbastanza pacifici.
Da un punto di vista della struttura organizzativa non portò grandi innovazioni nell'esercito, salvo creare nuovi corpi (secondo alcuni rinforzare corpi già esistenti), basati su leva locale, denominati mwasqNumeri, al fine di dare un apporto alle truppe ausiliarie, i cosiddetti mwasuAuxilia. I motivi erano diversi, innanzitutto tecnici: si trattava di mettere in linea truppe molto specializzate, ad esempio lanciatori, o destinate a terreni particolari, o equipaggiate in modo non convenzionale (come alcuni corpi di cavalleria pesante). Inoltre i Numeri non fruivano come gli Auxilia del diritto di vedere arruolati stabilmente i loro figli nelle legioni e quindi contribuivano a mantenere gli organici in numero costante.
I Numeri erano molto più vicini degli Auxilia ai gruppi etnici stanziati nei territori che si intendevano controllare e conservavano organizzazione e armamento loro propri. Il tutto a costi nettamente inferiori a quelli che si sostenevano per i legionari regolari, i quali, oltre a una paga di tutto rispetto, fruivano di donativi saltuari e di una liquidazione alla fine del servizio, spesso costituita dal diritto di proprietà di terreni.
La rivolta in Giudea (132-135)
Il problema della Giudea si era manifestato in tutta la sua gravità fin dai tempi della prima rivolta, nel mwata66, quando le truppe di Cestio Gallo, governatore della Siria, furono duramente sconfitte con perdite rilevantissime (poco meno di seimila uomini, secondo mwateGiuseppe Flavio) e la perdita delle insegne da parte della mwatiLegio XII Fulminata. Il tutto per opera di truppe che non si potevano tecnicamente definire all'altezza di quelle romane. Il che dimostra la fortissima motivazione dei combattenti Giudei e, in particolare, degli Zeloti. La rivolta si protrasse fino alla distruzione di mwatqGerusalemme del mwatu70, per opera del generale mwatyTito, figlio di mwatcVespasiano, e alla caduta della fortezza di mwatgMasada avvenuta nel mwatk73, conclusasi con la morte per suicidio di tutti i resistenti e dei membri delle loro famiglie.
Nel mwats115, sotto mwatwTraiano alla rivolta divampata a mwat0Cirene, in mwat4Egitto e a mwat8Cipro si unirono anche i Giudei con effetti devastanti. Il problema era strutturale, dato che gli abitanti della Giudea rifiutavano decisamente la romanizzazione, sia per motivi nazionalistici sia, soprattutto, per motivi religiosi. Infatti, professando una religione monoteista che, in quanto tale, non prevedeva l'affiancamento di altre divinità come era avvenuto in tutte le province, l'integrazione diveniva completamente impossibile. Quando Adriano si trovò a dover affrontare la ricostruzione di mwauaGerusalemme ripropose i moduli architettonici e urbanistici applicati in tutto l'impero, mentre la popolazione ebraica chiedeva una ricostruzione nella forma precedente alla distruzione del 70
A seguito della visita effettuata alle rovine della città nel 130 cominciò l'opera di ricostruzione permettendo inizialmente la ricostruzione di un mwauiTerzo Tempio, ma secondo la testimonianza del mwaummwauqMidrashcite-ref-referencea-9-0[9] quando gli venne riferito dai mwaukSamaritani che ciò sarebbe stato causa scatenante di continua mwauosedizione, parve ricredersi. Di poco seguente, la scelta di far erigere, in luogo di quello ebraico (come accadeva in tutto il resto dell'impero) un tempio al dio romano mwausGiove sul sito del mwauwMonte del Tempiocite-ref-10[10], e altre costruzioni dedicate a varie divinità romane in tutta Gerusalemme, tra cui un grande tempio alla dea mwaveVenerecite-ref-jerusalem-1981-11-0[11].
Egli fece poi anche rinominare la città la quale divenne così mwavcAelia Capitolina in onore di sé stesso e di mwavgGiove Capitolino, la principale divinità romana. Secondo mwavkEpifanio (mwavoDe ponderibus et mensuris, cap. XIII-XVI.; ed. Migne, II. 259-264), Adriano nominò mwavsAquila di Sinope - parente acquisito dello stesso imperatore - come "supervisore dei lavori di costruzione della città"cite-ref-12[12]. Si dice anche che operò per mettere un grande mwawaforo, che avrebbe dovuto essere il centro d'incontro sociale primario della nuova città, all'incrocio delle strade principali del mwawecardine e del mwawidecumano, oggi facente parte dell'area quadrata costituita dal mwawmMuristan. Presto i mwawqGiudei, che avevano sperato in tutt'altro, furono assai delusi dal constatare quanto stava accadendo alla loro terra sacra, cominciarono pertanto sempre più un'opera di opposizione.
Quindi una causa della rivolta fu il nazionalismo degli abitanti della Giudea. Altra causa, secondo una tradizione basata sulla mwawcmwawgHistoria Augusta, suggerisce che le tensioni siano via via cresciute fino a sfociare in uno scontro aperto quando Adriano volle abolire la mwawkcirconcisione rituale della mwaworeligione ebraica (il mwawsBrit milah)cite-ref-13[13] che egli, da fine ellenista qual era, avrebbe interpretato come l'esser una pura e semplice mutilazione fisicacite-ref-mackay-14-0[14]. Tuttavia su questo specifico punto la revisione moderna ha evidenziato che moltissimi popoli sotto il dominio romano, nell'area nordafricana e mediorientale, la praticavano senza divieti e che quindi appare singolare un divieto specifico; uno studioso, Peter Schäfer, ribadisce che non vi sono mai state prove per affermare una simile ipotesi proibizionistacite-ref-15[15]cite-ref-16[16]cite-ref-17[17].
Nel mwaye132, divampò la mwayiterza guerra giudaica, con i ribelli comandati da mwaymSimon Bar Kochba (Simone figlio della stella). Le perdite dei Romani furono tanto pesanti che nel rapporto di Adriano al Senato fu omessa l'abituale formula "Io e il mio esercito stiamo bene". Necessitò di ben 12 legioni per reprimere la rivolta, ossia circa cinque sesti di tutta la forza militare dell'Impero: fu la sola volta in cui il Senato rinunciò a far celebrare il trionfo al ritorno dell'Imperatore dopo una vittoria militarecite-ref-18[18]. Nonostante le perdite subite, nel mwayg135, Adriano riuscì a distruggere la città fortificata di Bétar e soffocare la ribellione devastando la Giudea (mwayo580 000 mwaysebrei rimasero uccisi, 1,5 milioni deportati al Mercato degli Schiavi di Adriano a mwaywGaza, 50 città fortificate e 985 villaggi furono distrutti), Adriano tentò di sradicare l'mway0Ebraismo considerandolo la causa delle continue ribellioni. Proibì di seguire la mway4legge ebraica, di attenersi al mway8calendario ebraico e mise a morte gli studiosi della mwazamwazeTōrāh (il mwazimartirio). I "Rotoli sacri" delle scritture furono formalmente e solennemente bruciati sul mwazmMonte del Tempio. Nel tentativo di cancellare la memoria stessa della Giudea, rinominò la provincia mwazqmwazuSyria Palaestina (dal nome dei loro antichi nemici, i mwazyFilistei, dall'ebraico "Philistim" פְּלִשְׁתִּים che significa "invasori") e agli ebrei da quel momento in poi fu fatto divieto di entrare nella capitale riconsacrata al mwazcpaganesimo.
Più tardi si permise loro di piangere la loro umiliazione una volta all'anno a Tisha B'Av. Era evidente che l'impero non poteva permettersi di mantenere in vita un potenziale focolaio di ribellione in un'area così delicata, soprattutto in considerazione della presenza di comunità ebraiche in molti paesi al di fuori della Giudea derivante dalla mwazkdiaspora avvenuta in seguito ai fatti del mwazo70. Quando le fonti ebraiche parlano di Adriano è sempre con l'mwazsepitaffio "possano essere le sue ossa frantumate" (שחיק עצמות o שחיק טמיאcite-ref-19[19], nell'equivalente aramaico), espressione mai usata neppure nei confronti di mwaaaVespasiano o del figlio mwaaeTito che avevano fatto distruggere il mwaaiSecondo Tempio.
Nella letteratura rabbinica
La mwaasletteratura rabbinica è in genere fortemente critica nei confronti della sua politica estera, in particolare riguardo all'intolleranza religiosa che dimostrò verso gli ebrei; le sue politiche infatti sono state viste e intese dai mwaawrabbini come un attacco alla propria libertà religiosa, di continuare cioè a studiare la mwaa0mwaa4Tōrāh e di seguire gli insegnamenti della mwaa8legge ebraica. La maggior parte delle storie raccontate dai "Saggi di Israele" riflettono un approccio bifronte del suo operato: in una storia viene raccontato di come punisce un ebreo che non è riuscito a salutarlo in tempo. Alla domanda rivoltagli su quale fosse la logica della sua severità nel colpire gli uomini, Adriano rispose: "Tu vorresti forse darmi consigli su come uccidere i miei nemici?"cite-ref-20[20]
In un'altra storia, invece, Adriano scese dal suo carro e s'inchinò davanti a una ragazza ebrea affetta da mwabulebbra. Quando fu interrogato dai suoi soldati sul motivo per cui l'avesse fatto, l'imperatore rispose con un doppio versetto del mwabylibro di Isaia - dimostrando in tal modo di conoscerlo assai bene - in lode della nazione di Israele: "Così dice Dio il redentore di Israele per l'anima degli oppressi davanti alla nazione ripugnante, i re vedranno e scenderanno"cite-ref-21[21].
Il mwabwMalbim, nel suo commento al mwab0libro di Danielecite-ref-referencea-9-1[9] dice come Adriano abbia fatto erigere una statua di sé stesso nel sito della HaMikdash Bet (il luogo ove sorgeva il santo mwaciTempio di Gerusalemme) in un giorno per celebrare l'anniversario della distruzione del Tempio da parte di Titocite-ref-22[22]. Secondo i documenti storici ebraici di quel tempo, il famoso rabbino e studioso nonché un contemporaneo di Adriano, il rabbino Yehoshua figlio di Anania, si oppose a qualsiasi intervento militare ebraico contro l'esercito romano di occupazione, a dispetto dei duri decreti di Roma promulgati contro la popolazione, e lo stesso fecero anche molti altri.
Attività culturali e protezione delle arti
(latino)
«
Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos»
(italiano)
«Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t'appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.»
(Historia Augusta, Adriano, 25, 9. Poesia composta da Adriano poco prima della morte, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani)
Adriano è stato descritto, da mwadyRonald Syme tra gli altri, come il più versatile degli imperatori romani. Gli piaceva dimostrare di essere versato in tutti i campi intellettuali e letterari; ma soprattutto frequentò e protesse l'mwadcarte, essendo egli stesso un fine mwadgintellettuale, amante delle mwadkarti figurative, della mwadopoesia e della mwadsletteratura. Anche l'mwadwarchitettura lo appassionava molto e durante il suo principato si adoperò per dare un'impronta stilistica personale agli edifici via via edificati.
La grande mwad4villa che si fece costruire, mwad8Villa Adriana a mwaeaTivoli (Tibur), è stato il più grande esempio romano di "giardino alessandrino", che ha ricreato un autentico paesaggio sacro al suo interno; andato in gran parte perduto a causa della spoliazione delle rovine per opera del mwaeecardinale mwaeiIppolito II d'Este il quale utilizzò molto del marmo rimosso per costruire la mwaemsua celebre proprietà. La villa di Adriano costituisce l'esempio più notevole di una dimora immensa costruita con passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi come la mwaeqStoà Pecile ateniesecite-ref-23[23] o mwaekCanopo in Egitto.
Anche il mwafiPantheon a mwafmRoma, originariamente costruito da mwafqMarco Vipsanio Agrippa ma andato distrutto a seguito di un incendio nell'80, fu ricostruito proprio sotto l'egida di Adriano nella caratteristica forma a cupola che mantiene ancora oggi; questo è tra i meglio conservati degli antichi edifici della capitale imperiale e la sua struttura ha successivamente influenzato alcuni tra i più grandi architetti del mwafuRinascimento italiano e del periodo mwafyBarocco. La città fu inoltre ulteriormente arricchita di templi, come il mwafctempio di Venere e Roma e di edifici pubblici. Da già ben prima di salire al trono provava un vivo interesse per l'architettura, ma sembra che questo non sia stato sempre troppo ben accolto.
Ad esempio, sembra che spesso l'imperatore in persona mettesse mano ai progetti il che, secondo mwafkCassio Dione, portò a un conflitto con mwafoApollodoro di Damasco, famoso architetto di corte ufficialmente investito dell'incarico progettuale del mwafsForo di Traiano il quale respinse i suoi disegni e proposte per apportarne modifiche. Quando mwafwTraiano fece chiamare Apollodoro per consultarlo su un problema sorto inerente all'opera, ecco che Adriano l'interruppe per mettersi a dare consigli, per cui Apollodoro rispose così: "Andate via e continuate a disegnare le vostre zucche. Tu non sai niente di questi problemi"cite-ref-24[24]. "Zucche" si riferisce ai disegni di Adriano di cupole come il mwageSerapeo che poi installò nella sua villa. Sempre secondo lo storico una volta che Adriano divenne imperatore, infastidito dalla disistima dell'architetto che lo riteneva poco più di un dilettante, sarebbe arrivato al punto da mandarlo prima in mwagiesilio e poi a metterlo a morte.
Anche in questo caso, come già con mwagqTacito e mwaguSvetonio nei confronti di mwagyTiberio, mwagcClaudio e mwaggNerone, è difficile capire quanto lo storico riferisca fatti reali e non illazioni dettate da animosità nei confronti dell'imperatore. Adriano ha scritto poesie in latino e greco; delle sue varie raccolte, andate completamente perdute, uno dei pochi esempi riusciti a giungere sino a noi è un frammento riportato dalla mwagkmwagoHistoria Augustacite-ref-25[25]cite-ref-26[26], che pare avrebbe dovuto essere parte di un poema latino composto, o meglio fatto dettare, sul letto di morte. Ha anche scritto un'mwahmautobiografia - apparentemente non un'opera di grande ampiezza o di vasta profondità psicologica, ma progettata perlopiù per inserire varie notizie o fatti importanti della sua vita e spiegare le motivazioni delle diverse azioni da lui compiute durante il suo regno.
Adriano era poi un cacciatore appassionato, e questo fin dai tempi della sua giovinezza, secondo una fontecite-ref-27[27]: nel nord-ovest dell'Asia, avrebbe fondato e dedicato una città per commemorare un'orsa che era riuscito a stanare e ucciderecite-ref-foxhadrian-28-0[28]. Si è documentato inoltre il fatto che mentre si trovava in viaggio lungo l'mwaiiEgitto romano - assieme al suo amato ragazzo mwaimAntinoo - uccise un leonecite-ref-foxhadrian-28-1[28]. A Roma, otto rilievi caratterizzano l'imperatore in diverse fasi della caccia; essi decorano un edificio che era stato inizialmente progettato come un monumento che doveva celebrare uno di questi eventicite-ref-foxhadrian-28-2[28].
Adriano, benché, sempre secondo Cassio Dione, disconoscesse mwai0Omerocite-ref-29[29], fu un umanista profondamente vicino all'mwajiellenismo nei gusti; culturalmente aveva familiarità con l'opera dei filosofi mwajmEpitteto, esponente dello mwajqstoicismo nonché suo amico personale, mwajuEliodoro e mwajyFavorino; ma studiò approfonditamente sia mwajcPlatone sia mwajgEpicurocite-ref-30[30], oltre alla mwaj0lingua greca antica. Vicino anche ai bisogni sociali più concreti ha mitigato la mwaj4schiavitù nell'antica Roma, dandole un codice legale di regolamentazione più umanizzato proibendo ad esempio la mwaj8tortura sulle persone ridotte in mwakaschiavitù. Ha costruito mwakebiblioteche (un esempio è la mwakibiblioteca di Adriano ad mwakmAtene), mwakqacquedotti, mwakuterme romane e mwakyteatri.
Da molti storici è considerato per essere stato saggio e giusto: mwakwSchiller ebbe modo di definirlo "primo servitore dell'Impero", e lo storico inglese mwak0Edward Gibbon ha ammirato la sua "vasta e attiva opera di genio", così come la sua "equità e moderazione". Nel 1776 ha affermato che quella di cui anche Adriano faceva parte era stata la "più felice epoca della storia umana". Un altro dei contributi di Adriano alla cultura più "popolare" era costituito dalla mwak4barba che portava la quale veniva a simboleggiare anche il suo mwak8filellenismo; proprio in omaggio alla mwalafilosofia greca, fu il primo imperatore a portarla semprecite-ref-31[31]cite-ref-32[32].
Fin dai tempi di mwaloPublio Cornelio Scipione (detto "l'Africano") era stato infatti di moda tra i Romani essere sempre ben rasati; anche tutti gli imperatori romani prima di lui, con l'eccezione di mwalsNerone (non a caso anch'egli un grande ammiratore della cultura greca), erano rasati. La maggior parte degli imperatori dopo Adriano invece sarebbero stati ritratti con la barba. Le loro barbe, tuttavia, non sono state portate tanto quanto un segno di apprezzamento nei confronti della cultura greca ma perché essa, grazie ad Adriano, era diventata di moda; un uso che verrà poi ripreso da molti suoi successori (tra i quali mwalwAntonino Pio, mwal0Marco Aurelio, mwal4Settimio Severo e mwal8Flavio Claudio Giuliano).
Questa nuova moda durò fino al regno di mwameCostantino Icite-ref-33[33] e fu ripresa di nuovo solamente dall'mwamyimperatore bizantino mwamcFoca all'inizio del VII secolocite-ref-34[34]. Fu anche il primo imperatore romano a essere iniziato al rito greco dei mwamwmisteri eleusini e, a parte mwam0Caligola e Nerone, a interessarsi fortemente alle culture orientali dell'impero, ma allo stesso tempo riaffermò le antiche origini di mwam4Roma, valorizzando gli elementi arcaici dell'mwam8età regia di Roma e mwanaaugustei della mwanereligione romana, come il richiamo a mwaniRomolo e mwanmNuma Pompiliocite-ref-35[35]. Restaurò il culto di mwangVenere Genitrice, istituito da mwankCesare e poi abbandonato, associandolo a quello della mwanodea Roma, ricostruendo il mwansTempio dedicatocite-ref-36[36].
Relazione con Antinoo
Molto noto è stato il legame sentimentale intercorso tra l'imperatore e un giovane mwaosgreco originario della mwaowBitinia di nome mwao0Antinoo, tanto da essere citato nel corso del tempo come una delle più famose rappresentazioni di "coppie omosessuali" dell'intera mwao4storia LGBT; il giovinetto si trovò strettamente a contatto con Adriano per almeno cinque anni e lo seguì in tutti i suoi viaggi fino a quando, appena diciannovenne misteriosamente cadde nel mwao8Nilo e morì.
Travolto dal dolore, in onore del defunto Antinoo, Adriano fondò la città egiziana di mwapcAntinopoli, nella quale fece edificare un tempio dedicato al culto di Antinoo divinizzato, assimilato al mwapgdio egizio mwapkOsiride e successivamente anche a mwapoErmes e a mwapsDioniso, nonché come patrono delle colturecite-ref-37[37]. Per il resto della vita Adriano commissionò centinaia (se non migliaia) di statue di Antinoo, oltre che farlo ritrarre in busti, monete, gioielli e altri oggetti di artigianato: tutta la passione e la profondità dell'amore di Adriano furono mostrate in queste opere, che sono tra gli esempi più alti dell'mwaqaarte adrianea e rinvenute ovunque in tutto l'Oriente ellenizzato dell'mwaqeImpero romano, raffiguranti un giovane uomo dal fascino malinconico, caratterizzato da un volto tondo con guance piene prive di qualsiasi peluria, labbra sensuali, e folta capigliatura a grosse ciocche mosse che ricoprono le orecchie. Uno dei più famosi fra questi oggetti è la cosiddetta mwaqigemma Marlborough, una mwaqmsardonica splendidamente incisa e bagnata nell'oro nella parte posteriore, che si riteneva perduta e che fu poi riscoperta in un'asta pubblica londinese nel 1952. Il grande collezionista Giorgio Sangiorgi la riportò poi a Roma, dove è tuttora conservata, quando i duchi di Marlborough dispersero la collezione per mantenere la tenuta di Blenheim.
Antinoo proveniva da mwaqoClaudiopoli (Bitinia) e Adriano con tutta probabilità lo incontrò durante il soggiorno in mwaqsAsia minore avvenuto nel biennio 123/24cite-ref-38[38]. Per l'ambiente contemporaneo non era tanto l'inclinazione omoerotica dell'imperatore nei confronti degli adolescenti a essere irritante - tali rapporti erano sempre stati evidenti anche nel predecessore mwaraTraiano - quanto l'insolita mwareapoteosi assegnatagli post-mortem, del tutto simile al mwariculto imperiale e appartenente di diritto solamente alla famiglia reale, nonché l'allontanamento definitivo dalla moglie e la profonda malinconia che caratterizza i suoi ultimi anni di regno, accresciuta anche dalla perdita di lì a breve dell'amata sorella Paulinacite-ref-39[39]cite-ref-40[40] (la quale non ebbe peraltro mai gli onori che furono attribuiti ad Antinoo in quanto pare considerasse l'abbandono sentimentale del fratello sconveniente ed eccessivocite-ref-41[41]).
Immediatamente cominciarono inoltre anche a circolare voci su quelle che in realtà avrebbero dovuto essere state le effettive circostanze dell'incidente occorso ad Antinoo; oltre alla morte naturale cadendo nel fiume per poi annegare subito dopo, sorsero anche interpretazioni alternative per cui si sarebbe suicidatocite-ref-42[42]cite-ref-43[43] perché rischiava di non rimanere ancora per molto nelle grazie dell'imperatore ma si ipotizzò anche l'omicidio da parte della moglie di Adriano o la morte sacrificale a carattere magico-rituale nell'intento di donare la piena salute ad Adriano che in quel periodo era tornata a essere alquanto cagionevolecite-ref-44[44].
Il modello della deificazione postuma dei propri cari - la quale iniziò a verificarsi durante l'mwateellenismo tra i vari sovrani del mwatiVicino Oriente - fu mwatmAlessandro Magno, che attribuì egli stesso onori e culto da eroe all'amatissimo compagno mwatqEfestione dopo la sua sopravvenuta dipartita. Ma la portata della venerazione nei confronti di Antinoo fu tale da includere anche il mwatucatasterismo: Adriano affermò cioè di aver veduto brillare in cielo la stella dell'amato e lo volle pertanto tramutare in una mwatycostellazione col suo nome, quella di mwatcAntinoocite-ref-45[45].
La fede nella divinità del giovane uomo morto, risorto e assunto in cielo apparve in varie forme e ottenne ampia diffusione, non solo nella parte più orientale dell'impero, ma anche in Grecia e Asia minore fino a giungere in Italiacite-ref-46[46]; avendo un seguito tra le masse popolari che si ricollegavano a lui nella loro stessa speranza in una futura vita eterna, il suo volto iniziò ad apparire anche in lampade, vasi di bronzo e altri oggetti dell'esistenza più quotidianacite-ref-47[47]. Solamente di Augusto e dello stesso Adriano ci sono state tramandate un numero di immagini superiore a quelle che imprimono le fattezze di Antinoocite-ref-48[48].
La morte e il monumento funebre
Gli ultimi anni di Adriano furono angustiati da una dolorosa malattia e dal problema della successione. Dione riporta l'episodio, non necessariamente vero, di una conversazione al tavolo da pranzo in cui si fecero i nomi di dieci possibili successori,cite-ref-49[49] tra i quali sembra che Adriano avesse scelto mwavkLucio Giulio Urso Serviano. Serviano aveva più di novant'anni, ma aveva sposato la sorella di Adriano, e il loro nipote, Gneo Pedanio Fusco Salinatore, allora diciottenne, era l'unico parente di sangue di Adriano. Ma non c'è nessuna prova che Adriano abbia considerato di farlo suo erede, e Serviano era chiaramente troppo vecchio. Oltretutto, forse a causa di una congiura, sia Serviano che Fusco vennero fatti morire in circostanze che a molti senatori ricordarono l'affare dei quattro ex consolari all'inizio del regno: Adriano aveva cambiato presto idea, provocando una certa reazione di Serviano, allora condannò a morte sia lui che il nipote. Prima di suicidarsi Serviano sfogò la sua ira affermando secondo Cassio Dione il desiderio che il già malato «Adriano soffra a lungo, pregando la morte, ma incapace di morire».cite-ref-50[50] Già nell'estate del mwav8136 Adriano rischiò di morire per mwawaemorragia e questi eventi portarono all'esclusione improvvisa di Fusco. Convalescente nella mwawesua villa di mwawiTivoli, scelse inizialmente Lucio Ceionio Commodo (conosciuto poi come mwawmLucio Elio Cesare) come suo successore, adottandolo come suo figlio contro la volontà delle persone a lui vicine tra cui non solo Serviano. Era nipote per via materna di mwawqGaio Avidio Nigrino, uno dei congiurati del 118. Dopo una breve permanenza lungo la mwawufrontiera del Danubio, Lucio Elio, cagionevole di salute, tornò a Roma per pronunciarvi, il primo giorno del mwawy138, un discorso davanti al Senato riunito. La notte prima del discorso, però, si ammalò e morì di emorragia nel corso della giornata. Il 24 gennaio del 138 Adriano scelse allora Aurelio Antonino come suo nuovo successorecite-ref-51[51]: si trattava del consolare Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino, in seguito noto come mwawsAntonino Pio. Questi era genero dell'anziano mwawwMarco Annio Vero e cognato del mwaw0figlio omonimo di questi (già deceduto); dopo essere stato esaminato per alcuni giorni, fu accettato dal Senato e adottato da Adriano il 25 febbraio col nome di mwaw4Tito Elio Cesare Antonino. A sua volta, come da disposizioni dello stesso mwaw8princeps, Antonino adottò il nipote di Vero, il diciassettenne Marco Annio Vero, futuro mwaxaMarco Aurelio (che era suo nipote, in quanto figlio del fratello di sua moglie mwaxeFaustina maggiore) e il giovane Lucio Commodo (futuro mwaxiLucio Vero), figlio dello scomparso Lucio Elio Cesare. Il giovane Marco Annio Vero mutò il suo nome in mwaxmMarco Elio Aurelio Vero e Lucio Commodo divenne mwaxqLucio Elio Aurelio Commodo, nomi che avrebbero mantenuto fino alla loro stessa ascesa. Marco fu fatto fidanzare con la sorella di Lucio Elio, mwaxuCeionia Fabia, ma poi, dopo la morte di Adriano, fu reso genero di Antonino che sciolse il fidanzamento facendogli sposare sua figlia mwaxyFaustina minore, mentre la mwaxcfiglia di Marco e Faustina divenne la moglie di Lucio. Furono così poste le basi della dinastia Antonina che governò fino al 192.
Poco tempo più tardi, Adriano chiese in Senato che Marco, già appassionato di filosofia e cultura greca e di cui il vecchio imperatore aveva intuito le grandi capacità politiche, fosse esentato dalla legge che impediva di diventare mwax4questore prima del ventiquattresimo compleanno. Fu quindi facilitato nel percorso della sua classe sociale attraverso l'mwax8adozione decisa da Adriano.cite-ref-52[52]
La salute di Adriano intanto continuava a peggiorare tanto da desiderare la morte anche se questa non arrivava,cite-ref-53[53] tentando anche il mwayksuicidio, impedito dal successore Antonino.cite-ref-54[54] L'imperatore, ormai gravemente malato, lasciò Roma per la sua residenza estiva, una villa a mway4Baia, località balneare sulla costa campana. Le sue condizioni però continuavano a peggiorare tanto che Adriano disattese la dieta prescrittagli dai medici, indulgendo in cibo e bevande, morendo infine di mway8edema polmonare il 10 luglio del mwaza138, a 62 anni come il predecessore Traiano. Le sue spoglie furono sepolte inizialmente a mwazePozzuoli, per poi essere traslate dopo la cremazione nel mwazimausoleo monumentale che egli stesso aveva fatto costruire a Roma. La successione di Antonino si rivelò ormai stabilita e priva di possibili colpi di mano: Antonino continuò a sostenere i candidati di Adriano ai vari pubblici uffici, cercando di venire incontro alle richieste del mwazmSenato, rispettandone i privilegi e sospendendo le condanne a morte pendenti sugli uomini accusati negli ultimi giorni di vita da Adriano. Per il suo comportamento, rispettoso dell'ordine senatorio e delle nuove regole, nonché della memoria del padre adottivo, Antonino fu insignito dell'appellativo "Pio".cite-ref-55[55]cite-ref-56[56] Uno dei primi atti ufficiali di governo (mwazwacta) fu la divinizzazione del suo predecessore, alla quale si oppose fieramente tutto il senato, che non aveva dimenticato che Adriano aveva diminuito l'autorità dell'assemblea e ne aveva mandato a morte alcuni membri. Tuttavia l'mwaz0apoteosi di Adriano fu imposta comunque da Antonino.
mwaz8Cassio Dione Cocceiano riporta in un brano della mwa0aStoria romana la realizzazione di un monumento equestre di Adrianocite-ref-57[57]
«Dopo la morte di Adriano gli fu eretto un enorme monumento equestre che lo rappresentava su una
quadriga
. Era così grande che un uomo di alta statura avrebbe potuto camminare in un occhio dei cavalli, ma, a causa dell'altezza esagerata del basamento, i passanti avevano l'impressione che i cavalli ed Adriano fossero molto piccoli.»
In realtà non è certo che il monumento funebre sia stato iniziato dopo la morte dell'imperatore e molto probabilmente fu iniziato da Adriano stesso nel mwa0w135 e, dopo la morte, terminato dal successore Antonino Pio. La struttura fu, nei secoli, trasformata ripetutamente e oggi è uno dei monumenti più famosi di mwa00Roma: mwa04Castel Sant'Angelo, il quale è infatti anche denominato Mole Adriana. Esistono teorie secondo cui il sarcofago in mwa08porfido dell'imperatore (in particolare il coperchio) sia stato riutilizzato come vasca del fonte battesimale di mwa1aSan Pietro in Vaticanocite-ref-58[58].
Monetazione imperiale del periodo
Rappresentazioni storiche
• La perduta autentica mwa1sbiografia di Adriano fu reinterpretata in forma di mwa1wautobiografia, basata su accurati studi di fonti originali da mwa10Marguerite Yourcenar, mwa14Mémoires d'Hadrien (mwa18mwa2aMemorie di Adriano) nel mwa2e1951 (New York mwa2i1954).
• Un'altra rappresentazione di Adriano e della sua corte è il classico scolastico di Elizabeth Speller, mwa2uFollowing Hadrian: a second-century journey del mwa2y2003 (mwa2cSeguendo Adriano: Un viaggio nel II secolo). Il libro mescola racconti di viaggio, finte memorie e autentiche note biografiche, viste dagli occhi della poetessa e storica di Adriano, mwa2gGiulia Balbilla.
• Altra rappresentazione di Adriano, ricavata dalle mwa2oMémoires d'Hadrien di Marguerite Yourcenar, è lo spettacolo teatrale di mwa2sGiorgio Albertazzi, "Memorie di Adriano" per la regia di Maurizio Scaparro.
Note
cite-note-11. mwa3iAntinoo fu l'amante e il favorito ufficiale dell'imperatore
cite-note-22. ↑ mwa3ymwa3cHistoria Augusta,mwa3g mwa3kHadrianus, 14, 11.
cite-note-33. ↑ mwa30mwa34mwa38Whilelm Henzen, Giovanni Battista de Rossi, mwa4aCorpus inscriptionum Latinarum VI. Inscriptiones urbis Romae latinae p. 1426..
cite-note-44. ↑ Iscrizione in Atene, anno 112 AD: mwa4qmwa4uCILmwa4y mwa4cIII, 550 = InscrAtt 3 = IG II, 3286 = Dessau 308 = IDRE 2, 365: mwa4gP(ublio) Aelio P(ubli) f(ilio) Serg(ia) Hadriano / co(n)s(uli) VIIviro epulonum sodali Augustali leg(ato) pro pr(aetore) Imp(eratoris) Nervae Traiani / Caesaris Aug(usti) Germanici Dacici Pannoniae inferioris praetori eodemque / tempore leg(ato) leg(ionis) I Minerviae P(iae) F(idelis) bello Dacico item trib(uno) pleb(is) quaestori Imperatoris / Traiani et comiti expeditionis Dacicae donis militaribus ab eo donato bis trib(uno) leg(ionis) II / Adiutricis P(iae) F(idelis) item legionis V Macedonicae item legionis XXII Primigeniae P(iae) F(idelis) seviro / turmae eq(uitum) R(omanorum) praef(ecto) feriarum Latinarum Xviro s(tlitibus) i(udicandis) //... (testo in greco)
cite-note-55. ↑ H. W. Benario in mwa4wmwa40mwa44Roman-emperors.org.
cite-note-66. ↑ mwa5iAlberto Angela, mwa5mmwa5qImpero. Viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta, Mondadori, 2010
cite-note-77. ↑ Le conquiste di Traiano avevano permesso di acquisire la Mesopotamia e la parte settentrionale della Persia fino al Mar Caspio, ma le nuove conquiste costituivano due aree approssimativamente triangolari con lati piccoli sul fiume Eufrate e aventi come confine gli altri lati.
cite-note-88. ↑ Sul punto si veda: M.A. Levi, mwa5sAdriano, un ventennio di cambiamento, cit. in bibl. pag. 44 e seg.
cite-note-referencea-99. ↑ Midrash Rabba, Genesis Rabba 64 (end).
cite-note-jerusalem-1981-1111. ↑ mwa6oVirgilio Corbo, mwa6sThe Holy Sepulchre of Jerusalem (1981)
cite-note-1212. ↑ Epiphanius, mwa68Treatise on Weights and Measures – Syriac Version (ed. James Elmer Dean), University of Chicago Press, c1935, p. 30
cite-note-1313. ↑ mwa7m(mwa7qmwa7uEN) Peter Schäfer, mwa7cmwa7gJudeophobia: Attitudes Toward the Jews in the Ancient World, Harvard University Press, 1998, pp.mwa7k 103-105, mwa7oISBNmwa7s 978-0-674-04321-3. mwa70URL consultato il 1º febbraio 2014. mwa78«[…] Hadrian's ban on circumcision, allegedly imposed sometime between 128 and 132 CE […]. The only proof for Hadrian's ban on circumcision is the short note in the mwa8aHistoria Augusta: 'At this time also the Jews began war, because they were forbidden to mutilate their genitals (mwa8equot vetabantur mutilare genitalia). […] The historical credibility of this remark is controversial […] The earliest evidence for circumcision in Roman legislation is an edict by Antoninus Pius (138-161 CE), Hadrian's successor […] [I]t is not utterly impossible that Hadrian […] indeed considered circumcision as a 'barbarous mutilation' and tried to prohihit it. […] However, this proposal cannot be more than a conjecture, and, of course, it does not solve the questions of when Hadrian issued the decree (before or during/after the Bar Kokhba war) and whether it was directed solely against Jews or also against other peoples.»
cite-note-mackay-1414. ↑ Mackay, Christopher. mwa8uAncient Rome a Military and Political History 2007: 230
cite-note-1616. ↑ mwa9u(mwa9ymwa9cEN) Peter Schäfer, mwa9gThe History of the Jews in the Greco-Roman World: The Jews of Palestine from Alexander the Great to the Arab Conquest, Routledge, 2 settembre 2003, p.mwa9k 146.
cite-note-1717. ↑ mwa90mwa94Historia Augusta, mwa98Adriano mwa-amwa-emwa-i14.2.
cite-note-1818. ↑ Gérard Nahon, Article mwa-yBar-Kokhba, Encyclopaedia Universalis, DVD, 2007
cite-note-1919. ↑ La versione aramaica, "שחיק טמיא", viene utilizzata, per esempio, in mwa-omwa-smwa-wGenesis Rabbah 78:1.. A ciò fa riferimento mwa-0Rashi nel suo commento alla frase, "טמא לנפש", nel mwa-4mwa-8mwa-acommentario a Numeri 5:2.. In altre due occasioni poi Rashi si riferisce poi a mwa-eBereshit (libro) nel suo commentario, 10:3 e 28:3, utilizzando la versione ebraica, "שחיק עצמות"
cite-note-2020. ↑ Midrash Rabba (Lamentations Rabba), section 3
cite-note-2121. ↑ midrash HaGadol to dvarim 26:19
cite-note-2222. ↑ Malbim to Daniel 9:27
cite-note-2323. ↑ mwa-8Ilaria Romeo, mwbaaThe Panhellenion and Ethnic Identity in Hadrianic Greece, in mwbaeClassical Philology, vol.mwbai 97, n.mwbam 1, gennaio 2002, pp.mwbaq 21-40.
cite-note-2424. ↑ mwbagCassio Dione, mwbakmwbao69,4,2 mwbas(archiviato dall'mwbawurl originale il 29 marzo 2020).; Traduzione secondo mwba0mwba4Opper 2009,mwba8 pag.mwbba 102.
cite-note-2525. ↑ mwbbqmwbbumwbbyHadrian, su mwbbcHistoria Augusta, mwbbgpenelope.uchicago.edu, vol.mwbbk 25.9.
cite-note-2626. ↑ Antony Birley, p. 301.
cite-note-2727. ↑ mwbcamwbcemwbciAdriano, su mwbcmHistoria Augusta, mwbcqpenelope.uchicago.edu, vol.mwbcu 2.1.
cite-note-foxhadrian-2828. ↑ Fox, Robin mwbc0The Classical World: An Epic History from Homer to Hadrian Basic Books. 2006 pg 574
cite-note-2929. ↑ mwbdeCassio Dione, mwbdimwbdmStoria romana LXIX 4.6: «In ogni occasione ignorò Omero, sostituendolo con mwbdqAntimaco, il cui nome, in precedenza, era stato per lo più sconosciuto».
cite-note-3030. ↑ mwbdgmwbdkmwbdoPlotinamwbd0 (mwbeumwbeyPDF), su mwbecpuntoerre.eu.
cite-note-3131. ↑ mwbesmwbewFündling 2006,mwbe0 Vol. 4.2, pp.mwbe4 1128–1131
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Voci correlate
• mwbukAntinoo
• mwbusBusto di Adriano
• mwbu8Vallo di Adriano
• mwbveArte adrianea
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Collegamenti esterni
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